Paolo Sollazzo. Sottopelle

dall'11.06.2018 al 21.09.2018

Gallerja

  • Autore/Autrice: Paolo Sollazzo
  • Data Inizio: 11.06.2018
  • Data Fine: 21.09.2018
  • Dove: Gallerja
  • Indirizzo: Via della Lupa, 24
  • Orari: martedì - sabato 11.00-13.30 / 15.00-19.30
  • Ingresso: libero
  • Tel. / Mob.: 06 6880 1662
  • E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Descrizione Evento:

     

     

     

    Inaugura l’11 giugno 2018 presso la Gallerja di Roma la mostra fotografica Sottopelle
    dell’artista Paolo Sollazzo. Dopo collaborazioni con RAI, RCS e MONDADORI per la

    realizzazione di reportage fotografici a New York, Miami, Managua, Nicaragua, Co-
    starica e Honduras Paolo Sollazzo approda alla fotografia d’arte; conservando la de-
    dizione allo spazio e l’attenzione al soggetto documentaristica opta tuttavia per ri-
    scrivere l’utilizzo del mezzo. Fondamentale nel 2007 l’incontro con il fotografo Da-
    vid Alan Harvey, dell’Agenzia Magnum, che di lui scrive: «Paolo Sollazzo è un poeta

    (...) Non smette mai di fotografare, ma proprio mai. Ho capito che la sua personalità
    alla “Peter Pan” e il suo istinto nell’uso delle luci, del momento e della composizione
    non entrano in confusione tra loro. Lui è libero, è totalmente se stesso. Lui è già dove
    altri arriveranno».
    Nel 2015 con il libro fotografico DISSOLVENZE - Edizione Graffiti - vince il primo
    premio Gold del Concorso TIFA 2016 (Tokyo International Foto Awards), il secondo
    premio del MIFA 2016 (Moscow International Foto Awards), e l’Honorable Mention
    dell’IPA 2016 (International Photo Awards). La mostra fotografica relativa al libro è
    esposta presso la Galleria SMAC di Roma e a Gerusalemme nel Centro Culturale Dar
    Issaf Nashashibi For Culture, Arts & Literature. Con Mongolia – Taccuino di silenzi
    nel 2016 aggiunge al novero dei premi il Primo premio Gold del PX3 2017 (Prix de la
    Photographie Paris), una selezione di foto tratte dal libro viene esposta presso la
    Galleria SMAC e nel Salone delle Scienze del Museo delle Civiltà – Museo Nazionale
    Preistorico Etnografico Luigi Pigorini di Roma. Con il suo ultimo libro fotografico,
    sempre Edizione Graffiti, con cui collabora dal 2014, si aggiudica il premio SILVER

    del MIFA 2018 - Moscow International Foto Awards, Categoria Documentary e il

    premio BRONZE del MIFA 2018 - Moscow International Foto Awards Catego-
    ria Fine-Art come miglior libro fotografico.

    Gli ultimi lavori in mostra esprimono e promuovono un'arte che non è fotografia sol-
    tanto, non dipinto, ma sogno, immaginazione. Racconto di incontri fuggevoli, prove

    pratiche di conoscenza al di là di quel che, letteralmente, appare, per arrivare
    all’anima: del fotografato, di una persona, di un gruppo di persone, di un paesaggio.

    Con Sottopelle lo sfumato a volte anche estremo si conferma cifra del racconto foto-
    grafico di Sollazzo, che mette in discussione con la nitidezza anche il principio di ri-
    conoscibilità che per diverso tempo è stato considerato il tratto distintivo della foto-
    grafia, l’inesorabile realismo che la eleggerebbe ad arte del futuro. Eppure proprio

    Man Ray sosteneva che il vero destino della fotografia non è quello di diventare

    l’arte dell’avvenire, ma di essere solo un altro tipo di arte. Questa semplice afferma-
    zione apre alla fotografia tutto un ventaglio di possibilità espressive che esulano dal-
    la mera utilità, perfezione, infallibilità del mezzo.

    Il fotografo russo Alexei Vassiliev, che ha fatto dello sfocato il caposaldo della sua ri-
    trattistica, scrive a proposito della scelta antinaturalistica: «Quello che mi affascina di

    un luogo è quando viene immerso in una luce implacabile, che interferendo con lo spa-
    zio ed i colori, rende impossibile decifrare la nozione del tempo». Il fotografo con il suo

    approccio estetico rivela una bellezza del mondo insolita. Nei luoghi anonimi, nei
    momenti inaspettati sorge il fascino dell’indefinito e dell’indefinibile.
    I due concetti base che l’occhio nuovo mette in discussione nell’interrogare la realtà
    sono il tempo e la luce, elementi cardine dell’atto fotografico. Studiare l’esposizione,

    la giusta calibratura delle parti per ottenere il risultato tecnicamente più preciso, di-
    venta ora solo la base per scavalcare ogni esattezza documentaria e arrivare alla ri-
    scrittura dei due canoni; un tempo dilatato e una luce che impregna i colori, che qua-
    si sceglie le forme e le tinte da esaltare in un dialogo serrato con lo spazio, e con il

    fotografo per primo.

    Contro la supremazia modernista della visione si era espressa all’apice di una teoriz-
    zazione contemporanea Rosalind Krauss, che per definire la negazione della visione

    riprende direttamente da Walter Benjamin il termine inconscio ottico. Il soggetto è
    effetto dell’inconscio (usando lo schema L di Jacques Lacan) e la risultante dell’atto

    fotografico è la relazione tra l’io e l’inconscio ottico, oggetto che la pragmaticità del

    Modernismo sembra invece voler negare. In una sorta di ciclicità della storia si evi-
    denzia oggi la medesima dicotomia, la liquidità della pittura fotografica/fotografia

    pittorica - che Sollazzo sceglie per i suoi scatti - elegge ad interlocutore della realtà
    l’estro, l’inesattezza, l’istinto che rivela una necessità di liberazione dagli argini di un
    razionalismo didascalico, un distopico modernismo nella società dall’era detta

    postmediale. Egemonia digitale che tra postproduzione selvaggia e strumentalizza-
    zione pubblicitaria della realtà, fa spesso della veridicità della visione un mezzo per

    mutare (ritoccare, correggere, modificare) più che esaltare la verità. Parafrasando
    Susan Sontag, la fotografia ha sublimato il suo ruolo di nesso equivoco tra l’io e il
    mondo, che aumentando vertiginosamente il valore dell’apparenza fa sì che
    l’apparenza stessa diventi il modello per la realtà.

    Gli scatti che Gallerja espone in un corpo di 14 lavori, testimoniano l’evoluzione al-
    ternativa e antifigurativa relativa al mezzo fotografico, che permette di prendere le

    distanze dalla veridicità spesso forzata e andare verso una non-visione che tenda al-
    la verità intima, lontana così dalla originaria foto enciclopedica e dal Modernismo,

    quanto dall’Iperrealismo - che nell’arte ha tanto imperato nell’ultimo decennio -

    freddo e quasi medico anatomico, quando non crudele di sicuro impietoso, il movi-
    mento richiama all’occhio una sorta di positivismo emozionale.

    La foto è qui intesa come puro gioco di luce e colore, attraverso la quale la realtà
    compare fuori dai criteri di riconoscibile/irriconoscibile, bensì nella sua essenza più
    profonda, viva e mobile, denotando un approccio amorevole e ottimistico verso un
    mondo non da analizzare, ma con il quale interagire, nel movimento.

    Inaugurazione lunedì 11 giugno 2018 ore 18.30
    dal 12 giugno al 21settembre 2018