dal 23.05.2019 al 21.06.2019
Campo
CAMPO presenta il lavoro dell'architetto e fotografa Giovanna Silva.
Il titolo della mostra, mr Bawa I suppose trae ispirazione dal dialogo interiore che avviene ogni volta che l'autrice si trova di fronte ad uno degli edifici di Geoffrey Manning Bawa.
Geoffrey Manning Bawa, è stato uno degli architetti asiatici più influenti della sua generazione. Ha dato vita durante la sua lunga e prestigiosa carriera a quello che è oggi conosciuto globalmente come "modernismo tropicale".
Silva non posa il suo sguardo sull'architettura ma si ferma ad osservare e studiare quel confine labile in cui si incontrano mondi diversi, su questa linea di collisione accidentale si innesca un processo di annullamento del linguaggio dell'architettura in favore di luoghi che prendono forma lentamente nella nostra memoria attraverso la visione. Le sequenze fotografiche sono una scrittura lenta capace di svelare una narrazione alternativa alla storia ufficiale dell'architettura.
Un lavoro di scavo della visione che è al tempo stesso un esercitarsi ad uno sguardo che obliquamente ci fa accedere alla dimensione dell'invisibile. Un movimento che in sé è generatore di forme.
Inizio a scattare mentre il mondo ancora dorme, riesco a immergere gli edifici in una dimensione sospesa. Sembrano disabitati, non fosse per le tracce lasciate dagli uomini il giorno prima. Il risultato è una fotografia di architettura sporca, apparentemente inanimata ma costellata di oggetti che testimoniano la vita segreta dell'architettura.
Non è solo l'architettura al centro del lavoro ma la storia personale dell'architetto in cui ritrova se stessa:
le mie foto e i miei lavori partono sempre da uno spunto narrativo, più che oggettivo. Avevo letto che, dopo aver lavorato come avvocato, aveva deciso di diventare architetto ed era tornato in Gran Bretagna a studiare. Ero attratta dall'idea che a trentotto anni avesse cambiato vita, io ne ho quasi trentanove. E poi ho scoperto il suo lato ossessivo, che lo ha portato a considerare per tutta la vita solo il bianco e il nero (non a caso come cane aveva scelto il dalmata), e la sua tendenza a considerare la pratica architettonica un lavoro di gruppo, per cui coinvolgeva spesso nei suoi progetti artisti e amici.
Le immagini della mostra non si fermano nello spazio della galleria Campo, escono in strada per cercare lo sguardo distratto di chi le incontrerà per caso, costruiranno un percorso immaginario tra Campo e la Libreria Leporello, dove le ricerche della Silva trovano la loro naturale collocazione nelle pagine dei suoi libri, narrazioni di questi viaggi interiori.
Ad ogni incontro fortuito, ci troveremo a ri-conoscere quei luoghi e ci troveremo a pensare ancora una volta con la Silva: Mr Bawa I suppose.
CAMPO presents a work by the architect and photographer Giovanna Silva on the architecture of Geoffrey Manning Bawa, one of the most influent Asian architects of his generation.
In his long and prestigious career Bawa has been a forerunner of what is globally known as Tropical Modernism, “an architecture that is a blend of both modern and traditional, east and west, formal and picturesque, disrupting the walls between inside and outside, building and landscape, offering a blueprint of new ways to live and work in a tropical city.” Bawa tailored modern buildings to a specific environment.
“I start to take picture while the world still asleep; I manage to immerse the buildings in a suspended dimension. They seem inhabited, a part from the trace left by people the day before. The result is a photo of unclean architecture, apparently inanimate but instead dotted with objects testifying the secret life of architecture.”
The title of the exhibition, “Mr Bawa, I suppose”, comes from the inner dialogue which takes place every time the author is in front of one of Geoffrey Manning Bawa buildings.
In her photographs Silva explores the fleeting edge where different worlds meet. Along these lines of accidental collision, the architectural language withdraws and gives way to places slowly shaped between our memory and vision. Focusing on the results that this collision produces, Giovanna Silva provides us an unusual perspective on architecture and landscape.