Marzo 2020: si è scatenata la pandemia e ci è stato ordinato di rinchiuderci in casa. Fino a quel momento, la casa l'avevamo vissuta di sfuggita: era il luogo dove svegliarsi e dove addormentarsi. Il resto del nostro tempo, nella maggior parte dei casi, lo passavamo altrove: al lavoro, a scuola, all'università, nei bar.
Così, ci siamo rinchiusi con i nostri lavori, i nostri pensieri, le nostre frustrazioni, i nostri amori, i nostri matrimoni, felici e infelici, la nostra paura.
Le nostre percezioni sono mutate. Alcuni di noi hanno infarcito di videochiamate ogni spazio vuoto, altri hanno abbracciato la propria ritrovata natura selvaggia. Come me.
Essere costretta a restare a casa durante la pandemia di COVID-19 mi ha resa cosciente: adesso so che la mia vera casa è il mio corpo. Sono fatta di carne e sangue. L'elettricità scorre attraverso le mie vene e fa sì che il mio cuore funzioni. Sono un essere umano vivente e non ho bisogno di nient'altro. Solo battiti del cuore e respiri.