dal 10.03.2023 al 12.03.2023
Spin Time Labs
Abitare significa vivere un luogo: uno spazio che sia compreso tra mura o un’area all’aperto, indipendentemente che essi siano privati o pubblici. Non significa semplicemente avere una casa, può invece essere inteso come vivere un luogo o una comunità creando delle relazioni tra sé stessi e l'Altro. In questa prospettiva Spin Time Labs non è soltanto un luogo che accoglie e dà un'abitazione a decine di famiglie di oltre venticinque nazionalità differenti; è anche una realtà in cui cultura, servizi e spazi sociali sono accessibili a tutti.
DAL 10 AL 12 MARZO
una serie di iniziative tra cui proiezioni, mostre fotografiche, performance, laboratori e dibattiti attorno al tema dell' abitare.
VENERDI 10 MARZO - Il programma completo
Laboratorio interattivo di pittura a cura di Elena Celestini,
SALA X - ore 17.00
Mostre fotografiche a cura di
- Camera Oscura Spin Time
- Aldo Feroce
- Fabio Moscatelli
- Roberto Scordino
- Stefano Sbrulli
SALA L - TUTTI I GIORNI dalle 18.00
Mostra fotografica a cura di Angelo Favale, occupante e attivista di Action
MAD'O - ore 18.00
FORSE UNA CITTA', progetto multimediale diviso in moduli indipendenti, brevi pièces sui rapporti che intercorrono tra identità, stasi, movimento e le variabili dell'abitare: possibili città per possibili abitanti.
A cura del Collettivo ADA,
AUDITORIUM - ore 19.00
PROSPETTIVE URBANE -
Dopo la performance del Collettivo ADA una breve presentazione di Luca Capuano, antropologo culturale e collaboratore nella costruzione della perfomance.
Successivamente, partendo dalle foto di Aldo Feroce, Fabio Moscatelli, Roberto Scordino, Stefano Sbrulli e del Collettivo La Camera Oscura apriremo una breve retrospettiva sulla fotografia urbana e un dibattito sul tema.
Modera l'antropologo culturale Luca Capuano.
LE MOSTRE
Stefano Sbrulli. Spin Time
Spin Time Labs è un progetto di rigenerazione urbana che si trova in un edificio abbandonato a Roma, nel quartiere Esquilino al suo interno vivono 160 nuclei familiari di 30 nazionalità diverse. Spin Time Labs è anche un centro culturale polifunzionale che offre spazi per concerti ed eventi, un auditorium per orchestre, conferenze e assemblee, una sala teatro e spazi per laboratori e attività di assistenza sociale. Il progetto si basa sui principi dell'innovazione, del lavoro della sostenibilità e della produzione, senza sfruttamento e fuori dalla logica del mercato e del profitto. L'obiettivo è di costruire uno spazio innovativo e sostenibile, responsabile della rigenerazione e della riqualificazione di risorse già presenti. La proposta culturale di Spin Time Labs è molto ampia e variegata e include rassegne teatrali, eventi musicali e culturali, nonché una serie di iniziative sociali per bambini e adulti. In generale, Spin Time Labs rappresenta un esempio concreto di rigenerazione urbana e di costruzione di una comunità multietnica e solidale. Le mie foto raccontano la vita del palazzo. BIO Stefano Sbrulli (1988) è visual artist multidisciplinare. I suoi lavori coniugano video, foto e grafica e si concentrano principalmente su tematiche sociali e ambientali. Ha seguito storie sulla disforia di genere e sull'emergenza abitativa in Italia, sulle minoranze curde in Iraq, sull'inquinamento ambientale in Mozambico, sulla tratta dei migranti nei Balcani, sull'estrazione mineraria in America Latina. Negli ultimi anni si è occupato delle conseguenze dell’estrattivismo nella città di Cerro de Pasco (Perù) dove ha realizzato il suo primo film dal “titolo Donde los niños no sueñan”, premiato in Europa, USA e America Latina. I suoi lavori sono selezionati in festival come lo Zeiss Photography Award, il DIG Awards e il Documentary Photographer of the Years e pubblicati su The Washington Post, BBC, El Pais, Die Zeit, La Repubblica, Internazionale, L'Espresso. Nel 2020 ha fondato B STUDIO, laboratorio creativo che si occupa di autoproduzioni editoriali e di audiovisivi.
Roberto Scordino. Distruggeranno la mia casa a Natale
Il campo Rom di Cesare Lombroso situato nel quartiere di Torrevecchia a Roma esiste da più di 30 anni, almeno dieci prima che il Comune di Roma lo ufficializzasse. Ci vivono circa 200 persone di cui la maggior parte minori. La gran parte fanno parte dello stesso clan familiare costituito dai discendenti di una coppia di Rom bosniaci venuti in Italia 50 anni fa e da altri rifugiatisi qui dopo la guerra di Jugoslavia. Quasi tutti sono nati e vissuti in Italia da sempre, i più piccoli sono figli di familiari a loro volta nati qui ma la quasi totalità non ha documenti ne italiani ne bosniaci. Questo gli impedisce di trovare un lavoro regolare o poter affittare una casa. Ora il Comune di Roma ha deciso di smantellare i campi Rom ancora presenti e per questo campo in particolare ci dovrebbe essere uno sgombero nel prossimo dicembre, in pieno inverno. Nessuno sa cosa ne sarà delle persone e dei minori che vivono qui. Se verranno disperse perderanno l'unica forma di sostegno che hanno che è quella della loro comunità, i bambini non potranno continuare a frequentare le scuole dove sono inseriti e tutti le relazioni, sia umane che lavorative, che in questi anni hanno creato nel quartiere. Oltre tutto la loro è una cultura comunitaria che non si adatta al nostro stile di vita atomizzato in condomini dove molte volte non si conosce neanche il dirimpettaio. Questo progetto vuole raccontare queste persone cercando di dargli un volto che vada al di là delle statistiche sociologiche e di polizia. BIO Roberto Scordino è un fotografo nato e residente a Roma. Ha iniziato a fotografare solo nel 2016, ma ha lavorato a lungo con progetti multimediali per marchi ed istituzioni internazionali ed è stato un VJ a partire dal 1999 fin dai tempi dei VHS. Da anni si interessa di ricerca socioantropologica nel mondo delle sottoculture. Negli ultimi anni ha studiato fotografia, tra gli altri, con premiati fotografi come Paolo Marchetti e Dario De Dominicis, si è diplomato nella Masterclass tenuta da Fausto Podavini, Rosy Santella e Giovanni Cocco. I suoi progetti hanno avuto numerosi riscontri in concorsi internazionali. Ama principalmente il reportage come modo per raccontare storie.
Fabio Moscatelli. Qui vive Jeeg
Questo progetto ha l’intento di restituire una diversa rappresentazione della periferia, nel luogo che a Roma accoglie la sua immagine più negativa, Torbellamonaca. Enorme quartiere di edilizia residenziale pubblica degli anni ottanta, è l’emblema stesso del massiccio intervento pubblico, della concentrazione del disagio sociale e urbanistico, della periferia degradata e quindi anche dello stigma e della ghettizzazione. A questo immaginario contribuiscono in maniera determinante anche i canali di informazione, dai mass media ai social network, che fanno dell’immagine negativa e del degrado lo scoop e la notizia che si vende bene; in questo tendono a rafforzare i luoghi comuni rispetto al quartiere. Guardando oltre gli enormi problemi del quartiere, emerge tuttavia una grande vitalità, un contesto di persone normali e straordinarie al tempo stesso, un’importante produzione culturale, un laboratorio variegato di innumerevoli progettualità e personalità. Torbellamonaca come punto di partenza per un ripensamento della periferia nel suo complesso, un vero universo concentrazionario, raccontato attraverso storie che restituiscono un’immagine completamente diversa ed un riscatto sociale che i residenti meritano. BIO Racconto le storie nascoste di persone e luoghi, spesso cosi’ lontani dalle nostre menti, eppure cosi’ vicini al nostro quotidiano. Sono nato a Roma dove vivo e lavoro. Diplomato presso la Scuola Romana di Fotografia e Cinema, negli anni mi sono specializzato nel reportage sociale e nel racconto di storie personali, spesso confinate ai margini della nostra società. Alcuni dei miei lavori fotografici sono editi. Tra questi: The Last Exit (2016); Nostos (2020), un viaggio nell’infanzia dell’autore attraverso la rivisitazione dei luoghi del Centro Italia colpiti dal sisma di sei anni fa; Gioele, il mondo fuori (2021), in collaborazione con Gioele, ragazzo autistico con cui ho intrapreso un percorso che dura da diversi anni, è la mia ultima pubblicazione. Il Pranzo della domenica, progetto dedicato alla memoria della mia nonna paterna, sarà una fanzine nel dicembre 2022. “Plattform n.2” medaglia d'oro BIFA 2021 Medaglia d'oro "Prima che scenda la notte" e secondo posto al Mifa 2020 Medaglia d'argento "Yo Soy Fidel" Mifa 2017 e FIIPA 2017.
La camera oscura di Spin Time
Con l'avvento del digitale, sono sicuramente stati introdotti numerosi vantaggi nel mondo della fotografia. Le immagini hanno ora estesa risoluzione e la diminuzione dei costi e maggiore rapidità di elaborazione l’hanno resa accessibile ad un ampio pubblico. Tuttavia, assistiamo oggi ad una reviviscenza dei metodi e delle attrezzature che caratterizzavano la fotografia di una volta. Questo ritorno è figlio della necessità di recuperare alcuni aspetti peculiari della fotografia analogica, tra cui la manualità e materialità dei processi di sviluppo e stampa e la qualità di una fotografia prodotta da sola luce e alterazioni chimiche della materia. È da questa necessità che nasce l'idea di realizzare una camera oscura a Spin Time. La camera oscura di Spin Time nasce per essere un luogo libero: uno spazio nel quale chiunque possa venire a socializzare, sviluppare e stampare i propri scatti. Un luogo di apprendimento e scambio creativo in cui ospitare workshops e laboratori. Uno spazio dove organizzare mostre, passeggiate fotografiche e dibattiti. Un punto di ritrovo all'Esquilino per chi come noi ama la fotografia, non soltanto quella analogica. Ringraziamo Spin Time per averci assegnato una stanza dove poter dare vita a questo progetto, chiunque ci abbia supportato e chi continuerà a farlo. Ti aspettiamo! La Camera Oscura di Spin Time.
Aldo Feroce. Il palazzo dei destini incrociati
Il nuovo Corviale chiamato anche “Serpentone” è un Palazzo lungo circa 1 km che sorge in periferia ovest di Roma, nato alla fine degli anni ‘70 per fronteggiare la crisi abitativa. Sin dalla sua nascita questo luogo è stato sinonimo di degrado e delinquenza soprattutto per un malessere gestionale, tanto da farlo diventare uno dei quartieri simbolo di Roma. La storia vede uomini e donne catapultati in un luogo privo di infrastrutture, con addosso ancora le ferite causate dallo strappo dello sfratto di massa, costrette ad un convivere per forza o per ragione. Persone che hanno dovuto riorganizzare la loro vita con mille difficoltà, cercando di reinventarsela, di colorarla, di viverla con nuove regole e soprattutto con il fai da te. Mentre da anni si parla di riqualificare il Corviale, facendo progetti sulla materia, l’intento dell’autore è stato quello di dare voce e far conoscere il lato umano dei più deboli o meglio gli “invisibili” di cui spesso ci si dimentica, o si parla in modo stereotipato. BIO Dopo aver iniziato come fotografo di matrimoni, la passione fotografica si sposta verso temi sociali e documentaristici di attualità. Ad oggi alcuni dei suoi progetti sono stati pubblicati su riviste di settore: Yo Soy Fidel, Ritorno al Corviale, Kafka am Romer Standtrand. Ha ottenuto vari riconoscimenti tra cui: Vincitore 2022 Kolga Tiblisi Award categoria documentary “Il palazzo dei destini incrociati 2° Premio Premio Bartur 2022 "Il palazzo dei destini incrociati" Finalista Festival di Lodi 2022 Finalista Premio Lugano 2022 documentario “Plattform n.2” medaglia d'oro BIFA 2021 Medaglia d'oro "Prima che scenda la notte" e secondo posto al Mifa 2020 Medaglia d'argento "Yo Soy Fidel" Mifa 2017 e FIIPA 2017.