dall'08.03.2024 al 23.03.2024
Jey
La vena e la corda
La vena e la corda, il legno e il metallo, i sensi e il nonsense, curvature e interminabili rettilinei, pause e sospiri. L’infinito tra le mani. anche la musica che restituisce all’occhio la sua identità per cercare di essere decifrata. A volte l’impresa è titanica, altre volte si riesce a catturare una molecola di verità.
L’obiettivo della macchina fotografica di Luca Chiaventidiventa il prolungamento delle dita, si inabissa nei suoni e ne esce sconvolto, anche senza suoni, anche col semplice sfioramento. L’immagine fissa l’istante, regala un colore ed un’ombra: le foto, queste foto, sembrano nascere dalle radici di una quercia secolare. Si cerca il sapore delle venature stagionate che rimandano al metallo grezzo di una chitarra, alla limpidezza del tasto bianco di un pianoforte, al chiarore biondo di una musicista che abbraccia il suo violoncello adagiato su una stoffa jeans slavata. C’è un odore gipsy in questi scatti, ci si immagina attorno a un fuoco dentro una notte che improvvisamente partorisce colori e suoni tzigani: la musica zingara, la musica nomade del manouche di Django Reinhardt, il virtuoso della chitarra che il destino volle menomato di due dita della mano sinistra dopo l’incendio della sua roulotte. Le mani e lo strumento, le mani sullo strumento, il leitmotiv della mostra, si prende una pausa di riflessione: la mano crea erestituisce suoni non accademici ma per questo ancora più affascinanti e rivoluzionari.
Accordo-pausa-accordo…la mostra si muove su una partitura immaginaria dove sono le foto a segnare sullo spartito una minima e una semiminima, una croma e una biscroma, a seconda dei musicisti partecipanti. Alcuni lavorano anche in retroguardia, si prendono addirittura il lusso di non emettere nota. La mano governa gli strumenti con la sua infinita capacità di movimenti. Quelle vene che gonfiano la pelle sono il risultato di uno sforzo che risponde ad un ordine preciso. Il cervello della macchina fotografica lavora come quello del suo artista, un input volontario che diventa esperienza guidata dalla volontà.
Il meccanismo è perfetto, non ammette errori e quando lo fa, anche l’errore del soggetto è deciso, calcolato, studiato. Così come il movimento o l’immobilismo della macchina.
La mano che tocca l’”oggetto” della musica, è a sua volta toccata dall’oggetto stesso: un fenomeno di reciprocità sensoriale che avviene in natura e che l’immagine riesce a far risaltare. Questiscatti mettono in luce anche la pelle di chi suona: perché la pelle sa cosa ha compiuto prima che l’orecchio possa suggerirlo.
Il musicista diventa un artigiano e le mani così leggere sembrano quelle venose ed esperte di chi lavora il metallo e il legno, come in una fabbrica dove si costruiscono suoni, melodie. Una luce caravaggesca illumina le foto e i personaggi e gli strumenti appaiono dal nulla: entrano in scena come apparizioni e se le metti insieme compongono un quadro sonoro.
La ricerca di un accordo conSensuale. Ecco il risultato di Luca Chiaventi. Tra strumenti e mani si stipula un contratto ideale e sostanziale. Una reciprocità di vibrazioni che è un invito alla vita stessa. Un vademecum fotografico che regala la speranza di una realtà migliore.
Leonardo Iattarelli