Il macabro business della caccia al trofeo negli scatti di Britta Jaschinski.
Corpi, pelli, zampe e teste dagli sguardi oramai vacui, irrigiditi nell’immobilità della morte. Non più animali, ma oggetti, resi tali dalla canna di un fucile e immortalati dall’obiettivo della fotocamera. Sono nature morte del nostro tempo, dei secoli XIX-XXI. Questa l’essenza degli scatti di Britta Jaschinski, esposti alla mostra “Natura morta. In consegna.”,che, come lascia intendere il titolo, evocano il parallelismo tra l’uccisione e la reificazione di animali appartenenti a specie minacciate e a rischio di estinzione e l’idea classica di “natura morta”, ovvero la raffigurazione, normalmente pittorica, di oggetti inanimati, tra i quali anche bottini venatori.
“Natura morta. In consegna.” invita il pubblico a riflettere sulla complessità morale e sul simbolismo celati nei trofei di caccia: macabri souvenir che un’élite di cacciatori, solitamente occidentali, ottiene dall’uccisione di animali “ambiti”, braccati e abbattuti per divertimento in nazioni lontane, per poi importarli nelle proprie. Oggetti considerati spesso sinonimo di prestigio e status che, in realtà, rappresentano una visione antropocentrica, anacronistica e coloniale della natura.
L’obiettivo della mostra è, dunque, quello di evidenziare l’impatto della caccia al trofeo, ancora legale in molti paesi, evidenziando il disprezzo per la vita animale, in particolare quella di specie a rischio di estinzione e protette a livello internazionale, la pericolosità per gli sforzi di conservazione e per la tutela degli ecosistemi, della biodiversità e dell’ambiente, ma anche l’assenza di benefici economici per le comunità locali, a dispetto delle affermazioni buoniste dei suoi sostenitori. I cacciatori di trofei, infatti, contribuiscono solo marginalmente all’economia dei luoghi nei quali praticano il loro passatempo, a fronte di ingenti sofferenze per gli animali, danni ambientali e sociali.
La collocazione di questa mostra non è affatto casuale. È facile riconoscere il coinvolgimento dell’Italia in questa pratica dannosa ed è pertanto necessario sottolineare la necessità di un’azione legislativa, a livello europeo e nazionale, per fermare le importazioni ed esportazioni dei trofei di caccia ottenuti da specie minacciate e a rischio di estinzione che ad oggi sono ancora legali.
Con la campagna #NotInMyWorld, Humane Society International accende un riflettore sul tema e intende responsabilizzare le politiche dei singoli Stati Membri e dell’Unione Europea, ma anche quelle aziende che, direttamente o indirettamente, agevolano o supportano la caccia al trofeo.
Britta Jaschinski Nota per il suo stile fotografico unico, Britta Jaschinski è una fotogiornalista tedesca che indaga il rapporto tra l’uomo e la natura e l’impatto di tale rapporto, documentando i crimini contro la fauna selvatica e l’ambiente. Collabora con autorità, associazioni di beneficenza, musei e organizzazioni ambientali e il suo lavoro ha ricevuto numerosi premi internazionali. Le sue foto sono state pubblicate su Geo, National Geographic, The Guardian, Stern, Spiegel e molte altre riviste e libri e sono state esposte in mostre in tutto il mondo. Quando non impegnata in incarichi fotografici, è relatrice presso festival fotografici europei ed eventi di conservazione che richiamano un ampio pubblico internazionale. Le sue immagini investigative e le mostre multimediali sui crimini contro la natura e la fauna selvatica sono di forte impatto, ma anche avvincenti e sempre ispiratrici.
È cofondatrice di Photographers Against Wildlife Crime™ e del The Evidence Project, iniziative che informano il pubblico e chiedono a politica e legislativo di intervenire per tutelare la fauna selvatica e ciò che resta della natura selvaggia.