Curatore/Curatrice:La CAVe - Cantiere delle Arti Visive
Data Inizio:10.01.2025
Data Fine:31.01.2025
Dove:La CAVe - Cantiere delle Arti Visive
Indirizzo:Largo Giovanni Battista Marzi, 1
Ingresso:Ingresso con tessera associativa
E-mail:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Si inaugura venerdì 10 gennaio alle 19:00 il nuovo anno espositivo alla CAVe con la mostra "36 vedute del monte Soratte" del fotografo Maurizio Di Ianni. Fotografo più di luoghi che di paesaggi, come scrive Francesco Pecoraro nel bel testo che accompagna il catalogo della mostra, Di Ianni si è ispirato, nel suo lavoro, alle famose xilografie di Hokusai sul Monte Fuji.
Monte Soratte o Montagna Sacra di Roma, impossibile poter cogliere con un unico sguardo il suo profilo che muta a seconda del punto da cui la si contempla, eppure si impone con immutata intensità per la sua capacità di emergere dal territorio che la circonda. Maurizio Di Ianni ne coglie la bellezza delle diverse forme, come a volerci ricordare che il modo in cui noi percepiamo le cose è uno dei tanti sguardi e pensieri possibili.
Una montagna bifronte, misteriosa e leggendaria / vicina e familiare / dimora degli dei e degli inferi, come la raccontava più di duemila anni fa Orazio nelle sue Odi, in cui sopravvive, nella natura ancora intatta e nel silenzio selvaggio, l’essenza più intima di un legame primitivo che riguarda il mistero della natura animale dell’uomo, capace di farci riconoscere, anche a distanza, quel soffio divino che l’uomo sembra aver smarrito.
Vides ut alta stet nive candidum Soracte. ( Orazio, Odi, I ,IX) Nella traduzione di Claudio Damiani
"Vedi come sta candido per alta neve il Soratte, e come i boschi stanchi più il peso non sopportino, e costretti dal gelo acuto si fermino i fiumi.
Sciogli il freddo aggiungendo in abbondanza legna sul focolare, o Taliarco, e più benigno spilla dalla botte sabina il vino vecchio di quattro anni;
e agli dei lascia il resto, perché quando hanno calmato i venti che combattono sul mare che ribolle, né i cipressi né i vecchi orni si muovono più………."